Per un movimento europeo: “Non vogliamo vivere come schiavi”

Mentre  l’oligarchia economica e il neoliberismo si diffondono in altri paesi, con sempre più tragici risultati  per la maggioranza dei cittadini (disoccupazione, povertà, riduzione dei nostri diritti politici e  libertà di espressione), la necessità di iniziative e azioni da parte della società stessa sembra indispensabile.

Un anno fa, abbiamo vissuto un evento di enorme portata storica: la Primavera Araba. I popoli di Egitto, Tunisia e l’intero mondo arabo ci hanno dimostrato che c’è un’altra strada, oltre quella dell’ asservimento economico, politico e sociale.  E noi li abbiamo abbracciati e sostenuti, come dovevamo. Rispettivamente, in questi giorni, grandi manifestazioni scoppiano in  Grecia, Portogallo e Romania, dando l’impulso della rabbia bollente che minaccia di annegare questo sistema politico invecchiato che si impegna per  il bene dei numeri e contro i popoli. Qual è il nostro atteggiamento, tuttavia, per quanto riguarda gli eventi in Europa? A differenza della Primavera Araba, molti europei si contentono riproducendo l’ipocrisia dei mezzi, dileggiando e svalutando ogni mossa di contestazione. Gli scontri in Grecia – nonostante gli sforzi dei giornali del regime a presentarli come un atto di cieca violenza di una minoranza di persone ai quali interessa solo lo spreco del denaro europeo- esprimono  una rabbia generalizzata contro la corruzione sia della locale élit  politica ma anche del meccanismo dell’ Unione Europea, i qualli per soddisfare i loro  interessi calpestanno apertamente e violentemente le libertà civili. Questi elementi nuovi nella vita politica e sociale della Grecia hanno,  dapprima, una spiegazione ovvia: l’ incredibile diffusione della povertà che è il risultato di queste politiche neoliberiste. Questo fenomeno non è solo greco, né riguarda solo i paesi del Sud Europa (Portogallo, Spagna, Italia). Riguarda anche molti altri paesi (Irlanda, Belgio, Gran Bretagna). I cittadini europei devono vedere il caso greco come un avvertimento, come un cattivo presagio, come il loro proprio immediato triste futuro se non reagiscono chiedendo una democrazia vera.

Il superamento di questo sistema marcio e non semplicemente il suo rovesciamento –  progetto consapevolmente adottato da una parte non trascurabile di loro che resistono – sembra che, in qualche misura, abbia iniziato a influenzare  inconsciamente le grandi  tendenze e le altre forme di “correnti” di resistenza formati in Europa.   Noi non crediamo nel cambiamento mediante i mezzi che lo stesso sistema ha costruito per mantenerci bloccati nel mondo dello spettacolo, noi rifiutiamo  il processo elettorale della democrazia rappresentativa e suggeriamo  la democrazia  vera.

Per contrastare tutto questo, è arrivato il momento per le società europee di agire collettivamente, attraverso una nuova rete europea di azione rivoluzionaria comune.   Attraverso assemblee popolari in ogni piazza dell’Europa, la comunicazione e  l’interazione con tutti gli altri, i cittadini europei possono liberarsi dalla brutalità meccanicistica del neoliberismo, prendendo tutti insieme decisioni che definiranno la nostra vita.  Non come prestatori e prenditori, non come ricchi e poveri, non come accusatori e accusati, ma come uguali e liberi cittadini.  L’ unica cosa che i parlamenti europei offrono ai cittadini abbondantemente è lo sfruttamento, il degrado e la soppressione, mentre distribuiscono il prodotto del nostro lavoro ad una minoranza di avidi moderni signori feudali. Fanno di tutto per sopprimere la reazione, ma non possono fare nulla per sopprimere la nostra passione per la vera libertà.

Creiamo, quindi, la nostra storia, ribellando contro il totalitarismo  del cinismo e dello spetacolo, contro l’oligarchia della ricchezza.  ‘E ore che di avveniscano inviti in tutta l’ Europa pacificamente ma decisamente. L’ Europa dei popoli e non delle oligarchie e dei tecnocrati è possibile, se se ne sforziamo insieme e coordinati.  Nelle piazze e sulle strade può rinascere la vera democrazia, la creazione e la comunicazione umana.  Senza capi e mentori. Diventiamo un abbraccio, che alzi il pugno. Non vogliamo vivere come schiavi…


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Αναρτήθηκε στις: 20/02/2012